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Story-Case: Howard Carter e la Procura d’Egitto
Quando Howard Carter, ormai celebre e avanti negli anni, decise di vendere una piccola
proprietà ereditata nei pressi di Luxor, pensò che sarebbe stato un compito semplice.
Aveva affrontato deserti, scavi, tombe nascoste, funzionari ottomani e inglesi, dispute tra
musei: cosa mai poteva spaventarlo?
Lo scoprì entrando nel palazzo del Consolato Generale della Repubblica Araba
d’Egitto a Milano.
Dopo infinite code, l’impiegato allo sportello, con tono cortese ma inflessibile, gli spiegò
che “l’Egitto seguiva procedure particolari”.
Carter prese nota, come se si trattasse di un nuovo progetto: avrebbe dovuto seguire
scrupolosamente il vademecum fornito, ben conscio che il Consolato entrava nel merito di
ciascun documento, leggendo ogni pagina e richiedendo, ove necessario, integrazioni e
dossier a supporto di quanto richiesto.
1. In Italia…: le prime scoperte
Il traduttore giurato (non un professionista qualsiasi ma un traduttore iscritto in Tribunale e
riconosciuto dal Consolato, molto scrupoloso e terrorizzato dall’idea di essere radiato
dall’albo) gli aveva già illustrato le basi.
“L’Egitto non si comporta come gli altri Paesi”. Per l’Egitto servivano tre legalizzazioni:
– del documento originale,
– della traduzione asseverata,
– e infine il visto consolare egiziano, con ulteriori verifiche di merito.
Il tutto munito da opportuni timbri di congiunzione, perché anche saltarne uno solo,
corrispondeva a dover tornare e rifare la fila da capo.
2. La procura: il caso più delicato
Il vero nodo era la procura notarile che Carter doveva firmare per delegare la vendita
dell’immobile o meglio l’usufrutto dello stesso.
Il funzionario gli spiegò che, per l’Egitto:
la procura doveva essere notarizzata e legalizzata;
dopodiché doveva essere tradotta e asseverata in inglese, o meglio in arabo, e
infine nuovamente legalizzata;
e, soprattutto, il mandante doveva presentarsi di persona al Consolato per
spiegare i motivi dell’atto e fornire ogni documento giustificativo (atto d’acquisto,
certificato di morte, testamento, accettazione di eredità, etc.) che, dietro pagamento
dei diritti consolari, ne appone il visto.
Carter, abituato a dimostrare la legittimità dei suoi scavi a funzionari inglesi ed egiziani,
sorrise amaramente: anche questa volta doveva “giustificare” la sua volontà e trattenersi a
Milano invece di occuparsi di cose più importanti e avvincenti.
3. Requisiti specifici dell’Egitto (la checklist del traduttore)
Il traduttore giurato intanto si muoveva con l’accuratezza di un esperto archeologo
seguendo scrupolosamente ogni requisito con maniacale precisione e attenendosi all’iter
previsto.
Carter osservava quell’uomo muoversi tra timbri, formule giurate e fascicoli con l’aria di chi
maneggia papiri fragilissimi. Alla fine, riunì tutti i passaggi come se stesse affrontando una
missione più complessa del catalogare un ipogeo.
4. Conclusione: ogni Paese ha il suo labirinto
L’impiegato, alla fine, esaminò ogni documento, valutò i poteri indicati nella procura, il
documento d’identità di Carter ma quando pensava di aver terminato, respinse il tutto
richiedendo un’ulteriore integrazione.
Anche l’insistenza non servì a nulla… Sbuffando, uscendo da quell’afoso ufficio pensò:
devo rivolgermi Globostudio!!!
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Story-Case: Howard Carter e la Procura d’Egitto
Quando Howard Carter, ormai celebre e avanti negli anni, decise di vendere una piccola
proprietà ereditata nei pressi di Luxor, pensò che sarebbe stato un compito semplice.
Aveva affrontato deserti, scavi, tombe nascoste, funzionari ottomani e inglesi, dispute tra
musei: cosa mai poteva spaventarlo?
Lo scoprì entrando nel palazzo del Consolato Generale della Repubblica Araba
d’Egitto a Milano.
Dopo infinite code, l’impiegato allo sportello, con tono cortese ma inflessibile, gli spiegò
che “l’Egitto seguiva procedure particolari”.
Carter prese nota, come se si trattasse di un nuovo progetto: avrebbe dovuto seguire
scrupolosamente il vademecum fornito, ben conscio che il Consolato entrava nel merito di
ciascun documento, leggendo ogni pagina e richiedendo, ove necessario, integrazioni e
dossier a supporto di quanto richiesto.
1. In Italia…: le prime scoperte
Il traduttore giurato (non un professionista qualsiasi ma un traduttore iscritto in Tribunale e
riconosciuto dal Consolato, molto scrupoloso e terrorizzato dall’idea di essere radiato
dall’albo) gli aveva già illustrato le basi.
“L’Egitto non si comporta come gli altri Paesi”. Per l’Egitto servivano tre legalizzazioni:
– del documento originale,
– della traduzione asseverata,
– e infine il visto consolare egiziano, con ulteriori verifiche di merito.
Il tutto munito da opportuni timbri di congiunzione, perché anche saltarne uno solo,
corrispondeva a dover tornare e rifare la fila da capo.
2. La procura: il caso più delicato
Il vero nodo era la procura notarile che Carter doveva firmare per delegare la vendita
dell’immobile o meglio l’usufrutto dello stesso.
Il funzionario gli spiegò che, per l’Egitto:
la procura doveva essere notarizzata e legalizzata;
dopodiché doveva essere tradotta e asseverata in inglese, o meglio in arabo, e
infine nuovamente legalizzata;
e, soprattutto, il mandante doveva presentarsi di persona al Consolato per
spiegare i motivi dell’atto e fornire ogni documento giustificativo (atto d’acquisto,
certificato di morte, testamento, accettazione di eredità, etc.) che, dietro pagamento
dei diritti consolari, ne appone il visto.
Carter, abituato a dimostrare la legittimità dei suoi scavi a funzionari inglesi ed egiziani,
sorrise amaramente: anche questa volta doveva “giustificare” la sua volontà e trattenersi a
Milano invece di occuparsi di cose più importanti e avvincenti.
3. Requisiti specifici dell’Egitto (la checklist del traduttore)
Il traduttore giurato intanto si muoveva con l’accuratezza di un esperto archeologo
seguendo scrupolosamente ogni requisito con maniacale precisione e attenendosi all’iter
previsto.
Carter osservava quell’uomo muoversi tra timbri, formule giurate e fascicoli con l’aria di chi
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4. Conclusione: ogni Paese ha il suo labirinto
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Traduttori e interpreti esclusivamente di
madrelingua, con pluriennale esperienza, specializzati per settori, selezionati a garanzia di qualità, serietà e riservatezza.
l team è composto da un gruppo consolidato, formato da più di trenta collaboratori in grado di soddisfare esigenze personalizzate del cliente sia per quanto riguarda il settore di riferimento, sia per le caratteristiche linguistiche. Possiedono certificazioni e lauree conseguiti in Italia e all’estero e sono in grado di garantire un elevato standard di qualità.
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